(+ considerazioni linguistiche)
Ermedruda, figlia di Lorenzo, dichiara di ricevere da Toto dodici soldi d'oro nuovi, prezzo convenuto della vendita del fanciullo Satrelano di nazionalità gallica. Pur nella sua brevità la charta presenta un buon livello linguistico: si notano soprattutto l'uso a sproposito del dittongo ae, la confusione tra le vocali i/e e o/u, e in minore quantità tra le consonanti p/b/v e c/g; la struttura della frase rispetta tendenzialmente l'ordine SOV e il collasso delle declinazioni sembra riguardare in particolar modo i nomi propri.
Doc.2 - 3 dicembre 729, Novara
Radoaldo del vico Gausingo supplica il vescovo Grazioso di Novara perché intitoli a lui, nella chiesa di San Martino, l'altare consacrato a san Michele; e dona una terra per la luminaria. Il documento presenta forti tentativi di elevare il tono della charta e ciò comporta la presenza di numerosi ipercorrettismi, sia a livello fonetico che morfologico (es. hocsegro per obsecro, quohequando per coaequando, heclecia per ecclesia); abbondanti poi i passaggi di consonanti da sorde a sonore e la confusione tra vocali.
Doc.3 - 30 gennaio 735, Campione
Giovannace del fu Lorenzo abitante nel vico di Cadro riceve da Sigherardo e Arichisso, fratelli, due soldi d'oro e un tremisse, prezzo del mundio di Scolastica, sua sorella, sposa di Orso, loro servo. Il documento è caratterizzato dalla presenza di grafie tipiche come lo slittamento t > d, i dittonghi fuori luogo e l'intercambiabilità tra le vocali o e u. Cadono saltuariamente le terminazioni -t di terza persona e si riscontra qua e là un ordine SVO.
Doc.4 - 20 febbraio 740, Sibiano
I fratelli Agelmo e Dazo promettono, anche per il fratello Pietro, di dare facoltà al cugino Stavelis di trattare la causa che avevano col cugino Borgolino e di esigere la parte loro spettante. Cedono poi a lui una metà della loro parte e per l'altra parte i fratelli dispongono che il cugino Stavelis verserà loro il prezzo fissato da quattro persone. Si tratta di una carta particolare: breve ma ricca di spunti sia grafici (ad esempio excossa) che lessicali (strumento); fa luce inoltre sull'istituto della delega, illustrandone modalità, vantaggi e svantaggi.
Doc.5 - 9/10 aprile 748, Trevano
Alessandro de Sporticiana dichiara di ricevere un soldo d'oro in prestito per la durata di un anno da Arochi di Campione, al quale pone in pegno un piccolo prato nel luogo di Farsiolas. Il documento risulta particolarmente frettoloso e di difficile interpretazione linguistica. Si pensi solamente che il dispositivo inizia con onstat (per constat). Il notaio sembra talvolta riportare senza troppa consapevolezza formule fisse, ad esempio fa ripetizioni (meis meis utilidatibus, defendere … defensare); e tuttavia anche queste sono scarne, ma concrete. Il significato del testo è chiaro, e la resa di quelle parti che dovevano essere comprensibili per coloro che avrebbero anche solo ascoltato l'atto, mostra bene quale fosse lo stadio di sviluppo del volgare.
Doc.6 - 25 ottobre 756, Campione
Vualderata, vedova di Arochi da Arsago, con il consenso del figlio Agelmundo, dona alla chiesa di famiglia di San Zeno a Campione un oliveto nel luogo detto de Gundoaldi sempre nel territorio di Campione. Documento abbastanza tipico, senza questioni particolari da segnalare.
Doc.7 - 17 settembre 759, Pavia
Ypolitus, vescovo di Lodi, nel ricordare come l'ora defunto strator Gisulf avesse disposto che, alla sua morte, la metà di tutti i suoi beni dovesse essere venduta per mano del vescovo di Lodi, pur con riserva dell'usufrutto alla moglie Radoara, e che quest'ultima, con il consenso di re Desiderio, aveva richiesto al vescovo che fosse venduta la metà di una curtis sita in Alfiano affinché il ricavato fosse dato in elemosina ai poveri per l'anima del marito, rende noto di aver ricevuto da Gaideris, rettore del monastero di S. Maria di Brescia, 3850 soldi d'oro quale prezzo della vendita della metà dei beni siti nel fundus di Alfiano con le relative pertinenze, compresa metà del porto sull'Oglio; con l'eccezione di alcuni edifici all'interno della domusculta e di cinquanta iugeri di terra in località detta Campo - presso Squadretto - che Arioald, fratello di Radoara, intendeva acquistare. Il documento che deve la propria particolarità all'ambiente in cui è redatto, e cioè la corte pavese, presenta un latino particolare, che lascia trasparire da una parte l'influsso di una cultura letteraria classica in via di recupero e dall'altra la qualità delle élite longobarde, che dimostrano di avere dimestichezza tanto con il latino di ascendenza classica quanto con il denaro e l'economia monetaria.
Doc.8 - 765/08/20, Milano
Orso, figlio del fu Teodulf, dona all'oratorio di Sant'Ambrogio presso Milano un campo che possiede nel luogo che è detto ad Aspri nel fondo di Torriglas. È questo un primo esempio di documento con formule più estese e complesse al di fuori della capitale.
Doc.9 - 29 marzo 769, Pavia
Natalia, figlia del fu strator Gisulf e moglie di Adelberto, dichiara di aver ricevuto da Anselperga, badessa del monastero di San Salvatore di Brescia, ovvero da un suo messo, mille soldi d'oro quale prezzo della vendita di centoventi iugeri di terra in Alfiano che finora erano stati tenuti da Rodoin de Bittenis, il quale li aveva ricevuti in cambio da Alchis, primo marito di Natalia. E cioè due case massaricie - già rette rispettivamente da Gaidoald, uomo libero, e dal fu Urso, massarium - site in Suaicum e Proisica, insieme a quaranta iugeri di terra nonché della parte di familia - eccetto il fanciullo Urso e Anselenda - che le spettava, per eredità paterna, in Alfiano, e che si era riservata in una precedente permuta conclusa con il medesimo monastero. Il documento, molto simile al doc.7, non raggiunge tuttavia il livello del precedente, pur provenendo dallo stesso ambiente.
Doc.10 - 19 novembre 769, Socco
Magnerada, ancella di Dio, dona alla basilica di San Zeno in Campione un oliveto e una vigna, con riserva dell'usufrutto e promessa di inalienabilità.
Doc.11 - 8 maggio 773, in vico Castellis
I fratelli Ageperto chierico e Gaifrit del vico Castellis ricevono da Ansoaldo del fu Albino due tremissi d'oro, prezzo del mundio della loro sorella. Si coglie bene in questo documento la difficoltà nell'uso delle declinazioni, tanto che i termini sembrano talvolta semplicemente giustapposti e tuttavia ciò appare parzialmente giustificato dalla sottoscrizione autografa di uno dei due attori, Agepert, il quale dichiara di aver dettato la charta. In ogni caso, sia l'autore/dettatore che il notaio si dichiarano chierici e tuttavia il loro uso del latino è particolare, abbastanza in linea con l'altro documento della zona bergamasca di epoca longobarda (doc.4). Si può così pensare che in zone più rurali il recupero della cultura classica sia stato meno importante che altrove e che abbia riguardato solamente le élite.
Doc.12 - 8 marzo 777, Milano
Toto, figlio del fu Arochi di Campione, dispone che, alla sua morte, la casa dove abita a Campione diventi uno xenodochio con i massari, gli aldi, i beni mobili ed immobili sotto la potestà della chiesa di Sant'Ambrogio di Milano e di Tomas, arcivescovo della chiesa milanese. Stabilisce quindi l'obbligo per il preposito dello xenodochio: di somministrare il vitto a dodici poveri al venerdì e anche al mercoledì durante la quaresima; di consegnare un determinato quantitativo di libbre d'olio alla chiesa di Sant'Ambrogio di Milano e di San Zeno di Campione con pasto ai sacerdoti e ai poveri che converranno nel giorno della festività del santo e alle basiliche di San Nazaro e di San Vittore al Corpo e di San Lorenzo fuori Porta Ticinese, in Milano; eleva i suoi servi e serve allo stato di aldi con mundio del monastero, restando nella loro condizione coloro che son tenuti alle opere manuali. All'interno si osserva il diverso comportamento nei confronti dell'ente ecclesiastico di un uomo rispetto a una donna (Magnerada e Vualderata appartengono alla sua stessa famiglia). Dal punto di vista linguistico si può apprezzare il tono elevato e la ricerca delle giuste modalità espressive, seguendo un formulario che si va sempre più cristallizzando.
Doc.13 - 5 maggio 785, Bergamo
Arioald di Cassenatello vende a Gaidoald, abitante fuori la città di Bergamo presso la basilica di Sant'Andrea, la parte che gli spetta di una vigna situata sotto le mura di Bergamo per diciassette soldi, dodici d'argento e cinque d'oro; questi ultimi costituivano la somma già versata da Gaidoald ad Arioald, secondo una charta redatta precedentemente.
Doc.14 - 10 luglio 789, Trevano
Peresendo del fu Peredeo, abitante a Rogalo fa donazione a Totone, suo cugino, abitante a Campione, di quanto gli spetta di riscuotere, secondo la legge, in ragione dell'omicidio di Gaudenzio, servo degli aldi Domenico e Autrotcaosso, ch'egli aveva venduto a Totone con la sua parte di casa in Balerna, ricevendo un laoneghild di dieci soldi d'argento. Carta molto interessante per l'originalità del negozio e del bene trasferito, illustra i modi in cui i notai potevano agire nel caso non avessero avuto una tradizione solida su cui basarsi.
Doc.15 - 9 gennaio 792, Pavia
Valperto del fu Teodeperto, abitante a Gnignano, presso il Lambro, dona ad Arifuso del fu Aufuso una chiusa nel luogo e fondo di Gnignano, ricevendo in laoneghild una vuitta. È la terza pergamena redatta a Pavia, l'unica del periodo carolingio - è del 792. Come nelle precedenti (il doc.7 del 759 e il doc.9 del 769) anche in questa charta le conoscenze delle strutture grammaticali e del lessico classici del notaio sono notevoli. Tuttavia si nota, anche e soprattutto a mio avviso a causa della diversa provenienza - le due precedenti erano state prodotte nell'ambito della corte longobarda - e dignità - si tratta ora di una donazione tra privati - un leggero dislivello culturale.
Doc.16 - 29 aprile 793, Mendrisio
Vualteram del fu Giovannace del vico di Bedero dichiara di ricevere da Toto del fu Arochi da Campione cinque soldi d'argento per la vendita della quarta parte della casa e beni posseduti in comune, nel fondo e vico di Bedero, eccetto un campicello a Caravalli.
Doc.17 - 18 giugno 796, Milano
Giovanni del fu Areteo da Saronno riceve in prestito da Erminald novanta denari d'argento per un anno con l'interesse di tre urne di vino o di cacio equivalente; e in caso di insolvenza con pegni in animali e possessi terrieri. Il documento spicca per due aspetti in particolare: per le novità grafiche presenti e per il lessico innovativo utilizzato all'interno.
Doc.18 - [2]1 febbraio 799, Campione
Martino del Leto da Melano riceve da Toto da Campione tre libbre di moneta d'argento al computo di duecentoquarante denari a libbra, per la vendita della casa e dei suoi possessi nel vico e fondo di Melano e altrove. Il notaio si dilunga nelle clausole finali riproponendone una parte dopo le formule di chiusura.
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