Questo tipo particolare di espressione si trova polarizzata nelle dichiarazioni degli attori e nel doc.11. Per quanto riguarda le dichiarazioni, mi è stato possibile rintracciare la provenienza solamente per quella appartente doc.10, dove viene citato un passo del Vangelo secondo Matteo: et omnis qui reliquerit domum (…) proter nomen meum centuplum accipiet et vitam aeternam possidebit, che viene reso dal notaio con quidquid homo in loca veneravia contulerit centubl- acepiet et insup- vitam hedernam possedevit. Si tratta quasi sicuramente di una citazione a memoria, al massimo di una copiatura da un altro documento, come fanno pensare il quidquid per omnis qui e veneravia per venerabilia (avremmo probabilmente trovato veneravilia nel caso di una copiatura da testi sacri).
Come abbiamo già avuto modo di vedere, il doc.11 porta almeno un paio di formule tratte dalla consuetudine religiosa; esse sono: in venter baiulant e mala rationem reddat. Anche in questo caso la resa non è perfetta. Si possono considerare queste come le condizioni in cui doveva trovarsi la Chiesa rurale lombarda in questo periodo: se è forte la consapevolezza del proprio ruolo (ricordiamo che Gaff si definisce notaio pubblico bergamasco), mancano quella grammaticale e quella linguistica. Il latino è inteso dal notaio come un insieme di formule che certamente hanno un senso (e sono usate con cognizione), ma che non hanno una valenza di lingua, sono intese più come formule magiche: questo fenomeno doveva in teoria essere cessato nel corso del secolo precedente1 e perciò potrebbe trattarsi di una semplice casualità; si tengano comunque presenti i fattori conservativi delle chartae e in generale dell'ambiente rurale.
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