giovedì 8 luglio 2021

2.2 Gli attori

 Il protagonista dei documenti presi in considerazione è colui che agisce, chiede al notaio la scrittura del documento, sottoscrive - o si fa sottoscrivere - e chiede ai testimoni di presenziare e sottoscrivere. Nella tabella la prima identificazione dell'autore, la più completa, e di norma posta all'inizio del documento.

Tab.5

1

725, Milano

Ermedruda honesta femina filia Laurentio (…) et vinditrice

2

729, Novara

Radoaldo vir devotus habitatur in vico Gausingo

3

735, Campione

Iohannace viro devoto filios quondam Laurenti commanente in vico Cadelo

4

740, Sibiano

Agelmus et Dazo germanis

5

748, Trevano

Alexandro de Sporticiana

6

756, Campione

Vualderata relicta quondam Arochis

7

759, Pavia

Radoara (ma Aepholitus humelis episcopus Sanctae Catholicae Laudinsis Ecclesiae)

8

765, Milano

Ursus vir devotus filius quondam Theudulf et donator

9

769, Pavia

Natalia filia bonae memoriae Gisulfi stratoris et coniux Adelberti

10

769, Socco

Magnerada Dei ancella relicta bone memorie Anscaus donatrix

11

773, vico Castellis

Agepert clericus seo et Gaifrit germanis habidadoris in vico Castell[is] et mundiadoris

12

777, Milano

Toto filius bone memorie Anrochis de locus qui vogatur Campellionis finis Sepriensis

13

785, Bergamo

Arioaldi qui Mencioso vocitatur de Cassena[tel]lo filio quondam Grimoaldi

14

789, Trevano

Peresendo filio bone memorie Peredei habitatur Rogalo consuprino et donatur tuo

15

792, Pavia

Vualpert filius quondam Theodeperti qui habitare videor in fundo et vico qui nominatur Noniano prope Lambro territorio istius civitatis Ticinis amicus et donator tuus

16

793, Mendrisio

V[ua]lteram filio bone memorie Iohannaci de vico Bedani

17

796, Milano

Iohannes de vico Solomno filius quondam Aretheo

18

799, Campione

Martinus de vico [M]ellani filius quondam Letoni

Oltre al nome, le altre informazioni che ricorrono più frequentemente riguardano la parentela (si parla solitamente della relazione tra padre e figlio, ma non mancano riferimenti a fratrie o vedovanze) e il luogo di residenza, talvolta indicato con estrema precisione - il doc.15 ne è l'esempio più eclatante - e con diverse espressioni (habitatur, commanente, habidadoris, qui habitare videor) o il semplice de, ancora del tutto identificabile a quest'altezza cronologica con la particella latina con cui si formava il complemento di provenienza. Fanno eccezione: i doc.1, 4, 6, 8, 9, 10, 16, che non portano informazioni sulla provenienza degli attori, ma non si può dire con certezza se questa sia un'assenza che poteva essere legata a particolari circostanze (visibilità familiare, differenze di genere o altro); i doc. 2 e 5 non portano invece riferimenti sulla famiglia, c'è da dire però che nel primo il vir devotus Radoaldo si dichiara filio vester (ovviamente una formula di umiltà) nei confronti del vescovo, e che nel secondo caso - un prestito - il documento risulta frettoloso e le parti formulari sono scarne. Interessante notare che l'autore del doc.17, Iohannes, è figlio di un notaio di nome Aretheo (qui fuet notarius) di cui però non rimane attestazione. Talvolta viene indicato anche il ruolo svolto nel documento, come si può vedere dai doc.1, 8, 10, 11, 14: venditore (vinditrice), donatore (donator/donatur/donatrix) e ricevente mundio (mundiadoris/mundiatoris). Non mancano poi riferimenti ai rapporti in cui si trovano gli attori con i destinatari (consuprino tuo, amicuus tuus). Da segnalare infine che né Radoaldo, Iohannace e Ursus, che si definiscono viri devoti, sono per certo uomini di chiesa. Particolare attenzione va poi riservata al doc.7, in cui il vescovo Ypolitus (così si sottoscrive, ma numerose sono le varianti del suo nome: Aepholitus, Aepolitus, Ipolito, Aepoliton, Epolitus, Epolido) ricorda il testamento di Gisulf e la richiesta della vedova Radoara che parte dei beni a lei lasciati in usufrutto potessero essere venduti, per poi dichiarare di aver ricevuto il denaro derivante dalla vendita medesima. Il ruolo di Ypolitus potrebbe dunque essere quello di intercessore o di curatore della vendita, dal momento che non vi è ricordo alcuno di una sua rogatio al notaio (vedi tab.7), che sono presenti consensi nei confronti dell'azione di Radoara (vedi qui di seguito) e che i testimoni sono sempre chiamati dalla sola Radoara o da entrambi, ma mai dal solo Ypolitus (vedi tab.10)

Qualora gli attori siano uomini non vi è alcun impedimento alla loro libertà di azione; quando invece le protagoniste degli atti sono donne longobarde, qualunque sia la loro condizione, esse devono agire tramite il consenso di chi ne possiede il mundio o ne eserciti la tutela: il marito, il figlio, il padre, il fratello o altri, come si può vedere nella tabella qui di seguito (sono riportate le informazioni presenti nel tenor):

Tab.6

1

Ermedruda honesta femina filia Laurentio

una cum consenso et voluntate ipsius genitori suo

6

Vualderata, relicta quondam Arochis

consentiente mihi Agelmundo filio meo

7

Radoara

pietate praecellentissimi domni Desiderii regis

9

Natalia, filia bonae memoriae Gisulfi stratoris et coniux Adelberti

ipso tamen Adelberto iugale meo consentiente (…) et parentibus meis (...) in quorum presentia professa sum (...) nulla me violentia pati sed bona et sponta[nea mea] voluntate nullius cogentis imperio

10

Magnerada, Dei ancella, relicta bone memorie Anscaus

-

Il ricordo del consenso, che non deve forzatamente essere presente nel dispositivo - come dimostra il doc.10 -, può trovarsi nelle sottoscrizioni espresso nei più differenti modi:

Tab.7

1

Signum + manus Ermedrudae honestae feminae vinditrici

qui professa est quod bona volontate sua (…) cum volontate genitori suo


Signum + manus Laurentio viri honesti genitori ipseius

consentienti


Signum + manus Theotperto viri honesti lurigario filii quondam Iohannaci parenti ipseius vinditrici

in cuius presentia se nullas violentias patire clamavit, consentienties

6

+ Agelmundus

me consentiente


+ Arochis (…) rocatus

ad Qualderada germana mea

me consentientes

7

Signum + manus Radoarae religiosae feminae

per postolationem suprascripti princepis


Signum + manus Concesso germano suprascriptae Radoarae

consentienti


+ Arioald vir magnificus rogatus ad (…) Radoara germana mea

consenties


+ Ego Alchis vir magnificus (…) rogatus (…) ad Radoara socera mea

consinsi

9

+ Ego Adelper (…) coniuge mea Nadalia

consenciens


Signum + manus Arigis de Bergamo (…) filii quondam Luponi

consentiens


Signum + manus Gisilperti filii quondam Gricelissi

consentiens

10

+ Ego Aurefrit vir venerabilis presbiter

consentiae fui


Da notare come in tutto il doc.10 sia presente un unico consenso, probabilmente del prete alla guida della chiesa di San Zenone di Campione, appartenente alla famiglia della stessa Magnerada (basilicae Beatissimi et confessoris Christi Tzenoni in vico Campellione a parentibus meis edificatum) a cui la donazione è destinata e in cui Magnerada (ancilla Dei) era forse entrata dopo la morte del marito. Notevole anche il caso di Radoara (doc.7): è necessario il consenso del re Desiderio per mettere mano al testamento del marito: non si può tuttavia affermare se questa fosse una reale prassi o se fosse dovuto alla collocazione sociale della famiglia di Radoara (suo marito Gisulf era infatti uno strator, un funzionario regio1).
Inoltre il consenso dato viene ricordato anche nelle altre sottoscrizioni, valga per tutti questa sottoscrizione al doc.1:

+ Antoninus vir devotus huic cartole vinditiones rogatus ad Ermetdruda honesta femina et a genetore eius consentiente testis suscripsi.

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