Le carte longobarde rimasteci sono poche (260 circa tra originali e copie), concentrate per lo più nell'ottavo secolo e nel territorio toscano. Della zona più propriamente lombarda, anche se risulta difficile tracciare dei limiti credibili a quest'altezza cronologica, restano una quarantina di chartae, di cui poco più di venti originali. Di questa ventina, ho considerato solamente quei documenti notarili lombardi del secolo VIII che avessero carattere privato e date - topica e cronica - determinate, tralasciando così quei documenti (quattro in tutto) privi di queste caratteristiche.
Il territorio lombardo può essere fatto coincidere con cinque territori longobardi: la zona che faceva capo a Pavia, capitale del regno, che portava allora il nome di Ticinum; i contadi di Bergamo e Milano, entrambi sede di vescovati; e i territori controllati dai castelli di Pombia e di Castelseprio, diventati autonomi nel corso del VII secolo, che permettono di considerare i territori di Novara e di parte del Canton Ticino come luoghi lombardi. I documenti presi in considerazione sono dunque tutti rogati in queste zone. Basterà la seguente tabella per far comprendere la scarsità e la dispersione, a un tempo cronologica e geografica, del materiale a disposizione.
VIII secolo, anni 20 30 40 50 60 70 80 90 tot
Finis bergomensis 1 1 1 3
Finis mediolanensis 1 2 1 1 5
Finis pombiensis 1 1
Finis sepriensis 1 1 1 1 2 6
Finis ticinensis 1 1 1 3
Sono dunque diciotto gli atti che compongono il corpus che verrà preso in esame, tutti conservati in originale. La maggior parte dei documenti (dodici) proviene dal fondo archivistico del Monastero di Sant'Ambrogio ed è oggi conservata presso l'Archivio Diocesano di Milano; tre pergamene provengono dall'Archivio Capitolare di Bergamo e una dall'Archivio Capitolare di Santa Maria di Novara, e sono conservate nei rispettivi Archivi Storici Diocesani; infine due provengono dal fondo archivistico dell'Ospedale di Santa Maria della Pietà e sono conservate presso l'Archivio di Stato di Cremona. Ho utilizzato come riferimento le edizioni presenti all'interno delle Chartae Latinae Antiquiores. Nel dettaglio.
Lo stato di conservazione delle pergamene è in generale buono e solamente due risultano particolarmente danneggiate (doc.11 e 18); le dimensioni sono tendenzialmente simili: rettangoli di circa cm. 30x20 con bordi più o meno irregolari; spicca per la sua grandezza il doc.12 (cm. 51x52).
Sono collegate tra loro le dieci carte riguardanti il gruppo familiare di Totone (e analizzate sotto vari aspetti nel volume Carte di famiglia1), conservate tutte unitariamente prima nella chiesa di famiglia dedicata a san Zenone a Campione e, in seguito alla donazione, trasferite al monastero di Sant'Ambrogio; e due documenti pavesi relativi ai beni di famiglia dello strator Gisulf. Il corpus si articola dunque in sei donazioni, tutte ad enti ecclesiastici tranne due: in un caso si tratta infatti di una compositio, ovvero l'offerta del guidrigildo per un servo ucciso, e nell'altro la donazione è fatta a favore del figlio di un amico; si risolve in donazione anche il testamento di Totone di Campione. Sono presenti poi cinque vendite (due di queste destinate ad enti ecclesiastici), due passaggi di mundio, due prestiti, una promissio, cioè una delega, e una supplica al vescovo di Novara.
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